PresentArt

ART Febbraio / February 2012 - 3

Thursday, 09 February 2012

La morte di Mike Kelley ha scolvolto un po’ tutti nel mondo dell’arte; d’altro canto lui era un artista vero ed esprimeva con possenza, ma allo stesso tempo con povertà d’arte, critiche sociali (televisione, merce, denaro,…), disagio interiore. e il suo personale senso di fallimento di chi si considerava troppo giovane per essere hippy a suo tempo e troppo vecchio ora per essere punk. Sembra la stessa nostalgia Anemica di Kreestal. Però di artisti eccezionali ce ne sono ancora: date un’occhiata a questo, per esempio, che disegna con il fuoco. In Canada, a Toronto, si inneggia all’Artigianato, dove la lettera “C” sta per “Craft”: uno suardo al ruolo dell’artigianato nell’arte contemporanea, a cura di Richard Mongiat presso la Doris McCarthy Gallery, con 18 artisti che presentano i propro “ibridi”. Artigianato anche con “Into the mix” al Kentucki Museum della Louisiana, dove si parla anche di materialità e stereotipi culturali. E se non vi soddisfa c’è sempre la mecenate Alberta, che con la sua galleria (AGA) esporrà parte della sua collezione (più di 6000 lavori) in una mostra tutta da Venerare, per via di icone e dipinti religiosi e spirituali, nonché ritrattistica.

Una cosa da VIP, insomma, ma non disperate! Se anche voi vi sentite VIP, c’è sempre la VIP Art Fair! Un’attenta analisi sulle collaborazioni e l’attivismo nell’arte contemporanea, che diventa Etica, la fa

Jonathan Kaiser, distinguendo tra coloro che utilizzano come tattica l’attivistmo e il collaborazionismo di gruppo e quelli che non lo fanno. A Londra disegnano gli animali: chi saprebbe distinguere fra un dipinto umano e uno fatto da un elefante o una scimmia??? E v’è anche un manuale illustrato che vuole essere un omaggio a tutti i cani, come a dire: ripercorriamo le tappe che vi hanno portato ad essere celebrità! Sempre a Londra Dara Birnbau, con il suo Arabesco in installazione (South London Gallery), e con tendenze che discutono sulla politicizzazione delle donne. E alla Saatchi il realismo magico di Peter Doig, oltre che i talentuosi artisti scelti da Rebecca Wilson, che vedono in testa Maria Temnitschka di Vienna e il suo “Lost in Time I”. Poi, alla Vilma Gold, Jennifer West si veste di ferro e zinco. Inoltre un quadro è un quadro è un quadro: sembra un errore ma non lo è, se c’è di mezzo Rod Barton e altri sei artisti che parlano della “nuova pittura” e dello status dei materiali realizzativi in una ridefinizione dei paradigmi rappresentativi. Dopotutto, si parla degli ultimi sviluppi dell’arte contemporanea anche a Rotterdam, Olanda, con Navid Nuur. Capisco che ci siano questi sentimenti in giro, anche perché l’attenzione verso l’arte etnica sta calando, e c’è chi si lamenta dei tagli consistenti del NARAS. Inoltre, c’è anche la severa critica dello Studio di Dave: l’immaginazione vera non esiste più e l’arte è diventata mera tecnica pittorica, le nostre fantasie ed emozioni sono guidate dai mass media, l’idea dei diritti egualitari è un mito; in sostanza, che ne facciamo di noi? A non calare in termini di espressività è invece l’arte dei new media, specie quelli digitali, come dimostrano gli artisti che vogliono Giocare a Rinnovare: Chris Clarke li coordina ed esce fuori una mostra che coinvolge Peggy Ahwesh, Paul B. Davis, Michael Bell-Smith, Cao Fei, Faith Denham, Oliver Laric, Conor McGarrigle, Takeshi Murata. E di nuova concezione è anche il Museo dentro al Walmart, che alleggerirà il cuore quando si mette mano al portafogli. Come se da noi, alla Coop, iniziassero ad appendere i quadri… un po’ come ha fatto la Deutsche Bank attraverso il Guggenheim Museum di Berlino: arte e banca, banca e arte. Tanto ogni rosa ha le sue spine, e ogni scrittore e artista le sue risorse. E a New York ancora paradigmi, dove è la ceramica a far da protagonista, con le collezioni di Garth Clark e Mark Del Vecchio. Stati Uniti: il Museo della Fotografia Contemporanea di Chicago introduce i limiti della fotografia, indagando il passaggio dalla fotografia come mezzo di documentazione alla fotografia come mezzo da manipolare. Di fotografia si parla anche a Manchester con Fogarty, o attraverso il mondo “Perduto” di WykD_Dave, che si occupa dell’ “arte dei legamenti” giapponesi – chissà se c’è anche qualcosa di erotico? –. Lo stesso vale per la Giustizia fetish di Lew Rubens, presentata al Fotofest 2012. A chi piacciono i legamenti di corpi, segnalo anche questo blog, solo per adulti, però, e che prende alla lettera le parole di Jim Duvall. A Dallas ci si può perdere sublimando i simulacri purificando la luce creata da Kit Reisch che farebbe invidia a Freud stesso, attraverso macchine cinetiche, apparecchiature di legno, oggetti di metallo urbanizzanti e la ricreazione di un ambiente praghesco. Di moralità e mortalità se ne occupa Vitacide di Mat Collishaw, a New York; Harum Scarum, invece, alla Minna Gallery di San Francisco, ovverosia opere su legno che si dischiudono fra oscurità e luce, e che promettono di mettere ordine al caos. Ancora: il Preludio di Thomas Eggerer e R.H. Quaytman mette insieme pianoforti e regate, mentre Henry Catenacci esprime tutta l’essenza della cultura texana; poi a Los Angeles Ansel Adams e l’immancabile Art Los Angeles Contemporary con Xiao Min, Zhou Wendon, Island6, Sylvere Lotringer, Chris Kraus e molti altri; alla Fiera “Wynwood Art” di Miami una padiglione di 100.000 piedi quadrati sarà pieno di murales, quadri, fotografie, sculture, visual e mix media, con oltre 500 artisti provenienti da 13 paesi; anche gli artisti più famosi di tutti i tempi esposti in America non ve li toglie nessuno: una lista completa che vi farà venire l’acquolina in bocca: Van Gogh, Tacita Dean, Andy Warhol, Jack Nicklaus, George Hendrik Breitner, Alina Szapocznikow, Thomas Struth, Pierre-Auguste Renoir, Jim Dingilian, Juan Downey, Paul Gauguin, James Lloyd, John George Mulvany, Donald Moffett, Jules Olitski. Ecco anche le mostre a Taos, in New Mexico, e quelle di Seattle: si va dalla “Ragazza Sporcacciona” a “Guarda quassù”!

Non solo: vi solleticherà anche “Two Doors Down” di Marty Fugate, una meditazione su cose visibili e invisibili, con la collaborazione di Bianca Pratorius e Jennifer Basile. O fare quattro chiacchiere con Aaron Moulton, nuovo curatore dello Utah Museum of Contemporary Art. Infine, la collaborazione fra il Museo di Arte Contemporanea e la Citta di Calgary, interessa a qualcuno?

Anche la linea Verde va molto e sa coniugare arte ed ecologia, e sullo stesso terreno anche i lavori di Mark Dion in Troubleshooting esposti al Museo di Arte Contemporanea dell’Università del Sud Florida.

Ci spostiamo in Germania per buttare un occhio al Salotto dei Direttori Internazionali di Berlino e il loro Attivismo Sperimentale, e anche al museo privato di Boros, interamente realizzato dentro a un bunker… oltre che a Karlsruhe, dove si mostra cosa è cambiato dopo il 1989, con la caduta del Muro di Berlino e con i cambiamenti avvenuti nella Guerra Fredda. Sempre in Europa, ma in Grecia questa volta, è l’Istituto di Atene di Arte Contemporanea (Athica) ad aprire le danze presentando le generazioni meridionali. In Svizzera Raphael Hefti, a cui piace destrutturare e scoprire le cose, devia l’uso degli oggetti per farne una forma d’arte di trasformazione estetica, attraverso il vetro, la carta, il calore o tantissime altre modalità. Da non mancare nemmeno la Biennale di IstanbulLasciamoci trasportare in Asia, e andiamo in Corea, dove è stato creato un palazzo di 1000 porte, povero postino… e la Corea va anche in America, a Los Angeles, all’Exchange Show Internazionale. In Giappone la Regina Cosmica Yayoi Kusama tenta di vincere le allucinazioni e la sua malattia mentale con la sua arte; a Bandung, in Indonesia, consiglio invece il mega Workshop per designers Arte-Polis, che si tiene biennalmente (e, sì, anche quest’anno) ed è promosso dal’Istituto di Tecnologia di Bandung (ITB); e nelle Filippine “Art for Vision”, con cui aiuterete anche chi ha problemi alla vista. Inoltre c’è l’India, con Jitish and Reena, o il poetico Athul Sharma, o, ancora, i più famosi artisti d’India, del calibro di Raja Ravi Verma, SH Raza, VSGaitonde, Jogen Choudhury, Subodh Gupta, FN Souza, Alok Bal, Sudhanshu Sutar, Atul Dodiya, Abhijit Mollick, Aditya Basak, Ajoy Chaudhary Asurvedh Dutt, Prashant Bangal Nandalal Bose. Poi, c’è chi farebbe di tutto per esporre a Hong Kong, terra di ricchi e di gallerie ornate di oro massiccio e pietre preziose. In Medio Oriente va alla grande l’arte pakistana e i consigli del Professore Asma Mundrawala di Karachi; vola a Baku e scopri l’arte dell’Azerbaijian, che si ammira a Londra. Non dimentichiamoci poi dell’interessantissima Fiera dell’Arte di Beirut, in Libano, dove espongono più di 40 gallerie, dove c’è un angolo dedicato ai fumetti, e dove si dedica spazio alla regione propria di Medio Oriente-Nord Africa-Sud Asia (ME.NA.SA.), nonché a monumentali sculture e installazioni che “non” sono il paese delle meraviglie. Per l’Africa, segnalo invece la bellissima arte del Malawi, Paese in cui Mike Gondwe insegna arte e tenta di risollevare parte della popolazione dalla povertà. Apprezzabile è anche il tentativo di Kristin and Roseann, che tentano – e ci sono riuscite – di commercializzare l’arte africana e dar lavoro, attraverso di essa, a persone prima disoccupate. In Egitto vi sono i mimi, che fanno arte al passaggio della gente del Cairo; in Sud America, Alfredo Garcìa Gil del Guatemala fa festa, ma in qualità di commentatore sociale parla anche dei problemi del suo paese. Per concludere, cito anche la Biennale di Venezia, dove si vuole sconfiggere l’entropia, e ci prova soprattutto l’arte della Romania (Adrian Ghenie), ma anche Russia (Alexander Ponomarev), Giappone (Ryoichi Kurokawa) e Belgio (Hans Op de Beeck). Quella romena è anch’essa un arte in crescita, e se ne può leggere e ammirare qua: con artisti come Victor Racatau, Mircea Suciu, Cantemir Hausi, Radu Comca, Oana Farcas, Serban Savu, Victor Man, Marius Bercea. Invece, le statuette di personaggi famosi le voglio anch’io! Una sorta di non-tradizionale presepe… Qui qualcosa anche per gli appassionati delle pubblicità storiche nei giornali e riviste… E non possono mancare nemmeno gli Eroi, che l’Elisa di New York presenta in veste tutta nuova! Mentre la battaglia online dei Fratelli Robot vi aspetta qui, così come la bellissima street art utopistica, o quella della nostrana Alice Pasquini, che utilizza spray, acrilici, inchiostri e anche photoshop, e che vuole rappresentare sentimenti e sensazioni umane. D’altro stampo sentimentalista, diciamo più materno, è il calendario di Chantal Handley. Un calibro più urbano e meno sentimentalista è invece quello dell’arte del transito che si enuclea nella metropolitana di New York. Vi lascio con la miglior Storia dell’Arte che proteste leggere: imparerete tutto e subito!… dopotutto a scuola non vi insegnano che è necessario anche fare una pausa ogni tanto??? Se lo fate, vi potranno nascere idee come quella di Roberta Lapucci, supportata da Tom Kington del Guardian: Caravaggio è stato il primo fotografo della storia, ancora prima che nascessero le macchine fotografiche!!!